Ho pubblicato un po’ alla rinfusa alcune cose che avevo scritto qualche tempo fa .
Adesso però ritorno al presente.
|
Ho pubblicato un po’ alla rinfusa alcune cose che avevo scritto qualche tempo fa . Adesso però ritorno al presente.
non riesco ad allargare le ali che dentro di me desiderano volare
le parole si attorcigliano come capelli che morbidi si lasciano accarezzare
gli occhi si chiudono e i pensieri diventano una cosa sola con i sogni
10 febbraio 2012
vorrei sentire l’aria, che accarezza i tuoi capelli vorrei ascoltare la musica, che consola la tua tristezza vorrei vedere la luce, che al mattino ti saluta vorrei stare nel buio, che di notte ascolta le tue paure vorrei raccogliere il silenzio, che asciuga il tuo pianto vorrei essere quel filo di fumo, che abbraccia i tuoi pensieri vorrei …..
17 febbraio 2012
La notte … una gioielleria di sogni …
sogni, gioielli leggeri lasciati cadere sulle ciglia ….
brilleranno negli occhi il mattino dopo. è tenerezza questo pensiero che lentamente senza mai arrendersi mi avvolge come un abbraccio nelle lunghe ore d’inverno
22 gennaio 2012 non ci sono più parole non ci sono più silenzi solo un vago sgomento a cui non so dare un nome e la consapevolezza di non poter tornare indietro di non riuscire ad andare avanti
5 febbraio 2012
la tua forza ti ha portato lontano verso una luce nuova in un’aria fresca … e hai lasciato qui tutta la tua fragilità di giovane fiore incerto … e io sorrido mentre raccolgo petali e lacrime …
dare un senso ai pensieri che mi assordano imbrigliare le impressioni che mi confondono trovare un ordine, una logica in questa successione di immagini, di suoni, di parole … che non so fino a che punto fanno parte della mia vita capire la verità delle parole degli altri ascoltare le parole nascoste leggere negli spazi bianchi tra le lettere vorrei la sicurezza che qui, adesso, è dove e quando devo essere vorrei non essermi sbagliata Ho paura di perdermi.
Chi è malato ha tutti i diritti di essere curato, accudito, consolato, bisogna fare di tutto per alleviare i suoi dolori, bisogna trovare la cura giusta, il medico, l’ospedale … e tutti si danno da fare … e ci sono parenti e amici … Per chi rimane solo non c’è niente … perchè la malattia ti capita non te la vai a cercare … la solitudine invece è solo colpa tua … sei tu che non vuoi impegni, che non vuoi responsabilità e allora cosa pretendi ? Cosa pretendo ? Non dò niente, non avrò niente … non importa quello che ho fatto prima … non importa a nessuno se soffro … perchè il mio soffrire non danneggia nessuno … che io ci sia o no, non fa differenza …. sono invisibile … ed è solo colpa mia … Le persone sole non hanno diritti, perchè non hanno doveri …
Leggo … e leggo e leggo ancora … e ancora parole semplici sempre uguali alle quali do significati sempre diversi mille sfumature in una serie di segni neri. Il possibile che non si può realizzare mi fa sorridere e mi fa piangere mi fa battere il cuore e mi fa picchiare i pugni contro il muro mi fa vivere di sogni e mi fa morire di realtà mi fa sussurrare dolcezza e mi fa soffocare dolore.
16 gennaio 2012
Solo dentro di me solo in queste parole solo qui ti posso trovare perchè ogni altra realtà è negata e ogni altro tempo è gia passato o non verrà mai. Solo questo presente senza occhi per conoscersi senza mani per seguire il disegno di un profilo senza pelle vicino alla pelle senza il suono di una voce.
6 gennaio 2012
non saprò mai so solo che è mpossibile e sempre più presente e mi domando per quanto tempo ancora e come continuerà e come finirà e già mi manca
8 dicembre 2011
amaro e dolce sentire nostagia di una tenerezza immaginata e lontana
ci sono momenti, giorni, mesi … in cui la ragione si arrende e se ne sta in disparte, a guardare un piccolo pazzo cuore che non vuole smettere di battere seguendo il ritmo di una impossibile canzone d’amore … ![]() se dovessi cambiare sarei sincera verso me stessa e vorrei essere chiara, comprensibile per gli altri direi subito senza indecisioni ciò che penso sarei senza forse e senza ma parlerei senza paura di ferire chi mi ascolta senza paura di contraddire senza paura di allontanare le persone senza paura di farle avvicinare troppo sarei felice di come sono cercherei di essere come voglio cercherei di capire finalmente ciò che voglio
se dovessi cambiare non sarei più io, ma un’ altra persona perché quella che sono ora è un’ immagine falsa, storpiata di me e non so se l’immagine vera valga la pena di scoprirla quindi per assurdo meglio non cambiare se cambiassi sarei io e io non mi piaccio per piacermi dovrei cambiare … ancora … e ancora … e ancora e io sono ancorata, bloccata, legata a questo mio non essere me a questo non voler cambiar per non scoprire come sono ho paura di me stessa
La timida luce di un giorno d’inverno si ostina a illuminare l’aria fredda e grigia quasi a voler tener lontana l’ oscura notte priva di stelle senza sapere che l’attende la speranza di un’esile ferita di luna
Nessuna logica apparente. Come quando si guardano le nuvole correre nel cielo e si intravedono forme fantastiche. Farfalle e draghi, angeli e bambini, navi e castelli incantati …. E tutto è mutevole. Basta un raggio di sole che gioca con un’ ombra di luce e il sogno cambia.
Certi incontri assomigliano alle nuvole. Quanto più sembrano sospesi, fragili, assurdi tanto più sono preziosi ed inevitabili. Come sogni che danno vita al sonno. Immagini idefinite che solo gli occhi dell’anima possono seguire. E’ inutile cercare di trovare un senso nelle parole di un sogno, queste accettano di dare voce a nient’altro che ai battiti del cuore.
E tutti i pensieri che si attorcigliano nella mente non servono a nulla. Non possono far parte di un sogno. Solo sentimenti un po’ folli trovano spazio nei sogni. E la ragione non riesce a cancellare i sentimenti, né li può sostituire con altri.
Forse solo il tempo potrà dare inizio ….. o fine.
9 novembre 2011
sedermi vicino a te per dire di me ciò che non so dire
tanto è il desiderio di incontrarti quanta la voglia di nascondermi
Buio e luce segnano la strada ai giorni dell’ anima che non si riconosce in quel disegno muto dove linee, sovrapposte e confuse, non riescono a trovare forma.
Questo raccontino è di qualche mese fa …. l’attesa è di sempre
Il giardino non è molto grande. Il prato in questa stagione è secco, polveroso. Ma, vicino al muretto basso, che lo divide dall’orto, c’è un po’ d’ombra e lì l’erba ha ancora qualche sfumatura verde. Il sole picchia. A intervalli si sente una lieve brezza. Il pomeriggio, lungo e silenzioso non passa mai. Passeggio, indifferente, prestando attenzione solo alle ombre disegnate dalle foglie che tremano. Ombre che giocano con i riflessi di luce. M’ incanto in vuoti di pensiero. Mi siedo su uno scalino di pietra e guardo la strada. Passa qualche automobile, sento il rumore scivoloso delle ruote sull’asfalto. E poi un motorino mi disturba, con il suo chiasso rauco che va a finire in niente. Quella è la vicina di casa. Chissà se mi guarda? Sì … no … forse. Si gira. Cerco di attirare la sua attenzione. E’ già lontana. Dovevo decidermi prima. Quante zanzare e moscerini noiosi e pungenti! Loro sì, che non si fanno problemi a venirmi vicino. E quello chi è? No, non lo conosco. Ha uno strano modo di camminare. Si avvicina al cancello. Forse vuole entrare …. Legge il nome sul campanello. No, si allontana. E il tempo passa, lento e veloce insieme! Le ombre diventano sempre più lunghe. E non si vede nessuno. Osservo una fila di formiche che frenetiche salgono e scendono da un mucchietto di terra. Mi avvicino. Sono divertenti, ma anche patetiche con tutto il loro affannarsi. Mi prende un istinto cattivo: per sfogare l’ansia dell’attesa passo avanti e indietro, veloce, su quel mucchietto di terra e butto tutto all’aria. Formiche comprese. Ma perché non si vede ancora nessuno? Vorrei entrare in casa. Aspetto. Mi alzo. Mi siedo di nuovo. Cammino. Arrivo fino al cancello. Ma mi allontano subito. Meglio restare sotto il portico, vicino alla porta. E aspetto. Ogni tanto mi si chiudono gli occhi. E’ quasi buio. E così ad occhi chiusi comincio a passare in rassegna tutti i più banali, assurdi, improbabili, catastrofici motivi che possono aver causato un tale ritardo. Un incontro imprevisto. Un ingorgo sulla strada. Un incidente. La decisione pazza di andarsene via senza di me. Apro gli occhi e cerco di convincermi che non è successo proprio niente. Ma mi sento tremare dentro. Nelle case vicine si accendono le luci. Anche i lampioni sulla strada cominciano ad illuminarsi. Tutto è tranquillo, tutto è normale. Ognuno fa quel che deve fare. E allora perché non torna? Forse ho sbagliato qualcosa. Non ho capito. Non dovevo …. oppure dovevo … oppure … ma …. Sento dei passi … passi veloci … sì … sì … arriva. Finalmente !!!! “Eccomi! Eccomi! Sono io … non agitarti …. va tutto bene …. Quel catorcio di automobile mi ha lasciato a piedi. E così ho dovuto aspettare il pullman. Dai, su! Adesso non mettermi il broncio. Che potevo fare ? Anche se ti avessi chiamato, tu al telefono non rispondi !” Sì sono felice, felice … non è successo proprio niente. E’ tutto a posto. Tutto normale come sempre. Mi viene vicino, mi sorride, e mi accarezza. Una carezza leggera che mi sfiora appena. Io non so più che fare, sono in completa confusione. Entriamo? Stiamo fuori? Mi muovo senza badare e faccio cadere un vaso. Ecco, si arrabbia … scusa non volevo. “Ma non è possibile! Non si può stare un po’ tranquilli neanche a casa! Anche tu adesso combini disastri!“ Entra in casa sbattendo la porta. Non capisco. In fondo il vaso neanche si è rotto. Solo un po’ di terriccio sparso sui gradini. Sento la sua voce, concitata. Sta parlando al telefono. Urla. Parla più piano. Silenzio. Ancora qualche parola, mormorata sottovoce… E io qui, un’ altra volta ad aspettare una carezza, uno sguardo, una briciola di attenzione. Non riesco a farmi capire, non riesco a comunicare quello che ho dentro. Sembra che viviamo in mondi separati, lontani. Persi in una dimensione parallela. Io sono qui ! Ti ricordi di me ??? Non so più come fare per farmi sentire. ma forse mi sente e fa finta di niente. Finalmente la porta si apre e una lama di luce mi ferisce gli occhi. Tremo, non so che fare … “ Su! Entra ! E per favore smettila di abbaiare ! Che poi i vicini si lamentano.”
oggi è una giornata pesante, angosciante … penso … forse il mio stare sul web l’aver incontrato amici, qualcuno molto vicino alla mia anima, è stato come aver trovato una specie di cuscino che mi ha cullato, consolato, ma che poi alla fine ha soffocato dentro di me tutta questa angoscia che ora sta tornando fuori … e mi riempie gli occhi di lacrime … e mi aggroviglia il respiro … forse il web non c’entra … sono io che non funziono più … ho paura … mi sembra di essere tornata indietro ai giorni in cui mia madre stava male … ai giorni dell’ospedale … ai giorni in cui non sapevo come avrei potuto fare … e poi al vuoto … al niente … al suo non essere più con me … e poi qui, in questa oasi di quiete, mi sono ripresa … ma forse era solo apparenza … come questo mondo … che io ho creduto vero … che è vero, ma chiuso dentro di me … e intanto il mondo di fuori si è svuotato … non c’è più nessuno … anche quei pochi che c’erano per abitudine …. e io non ho voglia di cercare nessuno …. e non voglio più nessuno vicino … e io non ci sono più … me ne sto qui, chiusa con i miei fantasmi … con tutto il mio amore per chi non c’è più … per chi ha scelto di vivere fuori da qui ed ha fatto la scelta giusta … perché bisogna vivere di parole ascoltate … di sguardi … di carezze sulla pelle … di abbracci … di schiaffi … di litigi … di abbandoni … ma che siano concreti … quante volte te l’ho detto amico mio … e ora tu l’hai capito … e io rimango qui ad aspettare che questa angoscia passi …
Non voglio essere l’aria che respiri o il cibo che ti nutre. Non voglio essere il cuscino dove posi il capo nè la goccia d’acqua che accarezza le tue labbra. Non voglio essere il suono di una musica dolce per il tuo riposo. Non voglio essere la luce che ride tra le tue ciglia nè il buio che culla le tue paure. Vorrei essere per te una piccola briciola dimenticata nella tua tasca.
Un pezzo di puzzle è finito per sbaglio nella scatola sbagliata …. Il bambino di turno si diverte ad incastare i pezzi e forse trova un posto anche per quel pezzo sbagliato. Il colore va bene, ma la forma non si adatta all’incavo … e allora via ancora nella scatola. Forse questo è il posto adatto. No, l’azzurro è quello del cielo, non quello del mare … non va bene. Ecco, finalmente! Qui il colore è giusto e la forma pure! Ma poi nessun altro pezzo riesce ad inserirsi e intorno resta il vuoto. E allora finalmente il bambino capisce. “Questo pezzo è sbagliato … non c’entra niente con gli altri, è capitato qui per caso. Un errore di fabbrica” Via …
Non è che gli altri se ne freghino di me. Semplicemnte tutti hanno la loro vita, fatta di persone, incontri, attività, passatempi, lavoro … in cui per me non c’è spazio. A volte si sforzano di farmi entrare … ma è impossibile. E anche io cerco di adattarmi, di cambiare, di sembrare ciò che non sono … e non serve. Sono capitata nella scatola sbagliata.
lento il sole
abbandona il giorno bacia la sera
desiderio deluso nel buio della notte
e sei di là oltre quell’arco teso oltre l’azzurro e i colori oltre la vita aspetti con la mano aperta pronto a donarmi una carezza aspetti con gli occhi lucidi perchè non mi puoi parlare aspetti senza più chiedere ora non hai bisogno di niente però mi aspetti … io lo so
gli occhi spenti il respiro spezzato il buio scende
ora sembra d’ udire la voce dell’anima
sciogliere tutto il groviglio che ho dentro e buttarlo in faccia al mondo libera finalmente di abbracciare …
ma le mie braccia sarebbero corde strette intorno a me
una volta dissi a qualcuno … basta un click … basta spegnere il pc … cancellare … annullare … mi sono ricreduta sulla mia pelle spengo e partono i pensieri disancorati da tutto a volte mi fanno star bene a volte mi scavano dentro e mi lasciano ancora più vuota ancora più divisa
non cerco persone non cerco parole cerco solo una persona cerco solo una parola
trovo solo silenzio
a volte le immagini dei sogni sono così vere da sembrare ricordi di amori realmente vissuti
Hanno piume delicate e morbide gialle come il sole a mezzogiorno o rosse come il cielo al tramonto e a volte l’alba le tinge di rosa. Hanno occhietti piccoli e neri un becco veloce a rassettare le penne della coda. Saltellano nervosi alla ricerca di chicchi un piccolo volo e un altro ancora si fermano increduli e un po’ delusi. E quando la luce ride anche loro ridono e il loro canto è una cascata gorgheggiante. Sono quei piccoli uccellini nati in gabbia il loro mondo è raccolto dentro striscioline metalliche. Tutto ha un posto preciso niente è lasciato al caso niente si può spostare.
Fuori uno spazio grande e confuso. Mille forme e mille colori si muovono cambiano posizione spariscono per poi tornare. Tutto sa di libertà di infinite possibilità. Bello sarebbe poter uscire bello sarebbe poter distendere le ali e muoverle nell’aria sollevandosi in alto verso quel vuoto di nuvole. Bello sarebbe poter scegliere dove riposare la notte e a chi far ascoltare un canto d’amore. Bello sarebbe assaggiare frutti aspri o dolci e seguire le farfalle in volo sui petali dei fiori.
Ma un uccellino nato in gabbia non può vivere fuori non ne è capace. Può solo guardare i colori del cielo sentire il profumo del vento ascoltare suoni di una vita lontana. Le sue piume leggere non potranno mai sfiorare una foglia. Le sue ali non sopporterebbero di farsi accarezzare dall’ aria fresca della notte. E il suo cuore non riuscirebbe a seguire il ritmo del volo alla ricerca di un battito d’amore.
Sono stata una bambina che ha giocato poco, stavo in disparte a guardare gli altri. Ora sono una donna che vive la vita come un noioso gioco di carte, un solitario, dove se voglio vincere devo barare o buttare tutte le carte all’aria. Sono stata un’ adolescente spaventata dai sogni, incredula davanti alle illusioni. Ora l’unico modo per sentire qualcosa in me è sognare, creare nella mia mente ciò che fuori non esiste. Sono stata una giovane in cui la voglia di ribellione era costantemente mescolata alla paura di ferire, di dispiacere. Ora ho solo forti sensi di colpa nei confronti di coloro che mi hanno dato questa vita che io ho buttato via.
…. e sorrido … e sorrido … senza disperazione senza pianto solo un senso di vuoto che non si colma che non si vede che non appare. E quella paura così costantemente presente, tanto che non mi spaventa più, mi è diventata amica. E’ la mia difesa da ciò che non conosco, blocca tutto quello che potrebbe sconvolgermi. Estremo baluardo di questo fragile castello di carte che mi sono costruita intorno, che mi protegge dai dolori e dalle gioie, dall’amore e dall’abbandono, dal calore e dal freddo, dai no e dai sì.
Ma devo stare attenta … un mio improvviso movimento … e tutto crolla.
Le stagioni si sono sfilacciate, unendosi una all’altra, in un inseguirsi di giorni sempre ripetitivi e uguali. E tutto è fermo immobile. E sto, in questo strano tempo mai realizzato, come una presenza scontata. Normale a tal punto da essere invisibile, assente, silenziosa. Che io ci sia o no, non cambia nulla. Nulla. E se mi chiedi ”come va?” ti rispondo “bene”. Perchè io non ho niente.
Una lama dura di ghiaccio sottile e lucida, fredda sotto le dita eppure così bella. Liscia come velluto, raccoglie trasparente luce dal cielo e illumina gli occhi. Una carezza più dolce e si spezza in piccoli aghi che si sciolgono sulla pelle, lacrime fredde.
raccontami una storia di luce e di fli d’erba di ragazzi che sentono il respiro fresco della vita sulle guance di sguardi che si cercano, sicuri di trovare un approdo non troppo lontano, non troppo vicino
raccontami una storia in cui io non ci sono in cui intravedere solo un’ ombra di me così da potermi immaginare come non sono o come ero e non sono diventata
raccontami una storia di un presente lontano incerto come l’acqua del fiume che scorre e si ferma solo un istante tra le dita della mano per diventare subito assenza limpida e futura
raccontami una storia fatta di sogni e di metafore di buio e di luce, di parole e di immagini comprensibile solo all’anima che veglia nella notte ferita dai raggi delicati e sottili della luna
raccontami … raccontami di te ed io starò lì, ad ascoltare solo questo
Tremanti fiocchi di neve avvolgono i rami induriti degli alberi. Gocce di nebbia si stendono come lieve lenzuolo a coprire la nuda terra. Pioggia delicata e leggera solletica le radici dei fiori a venire.
Vorrei essere albero Vorrei essere terra Vorrei essere fiore
cielo rosato velature d’azzurro amato e prezioso ogni minuto ogni istante in cui un filo sottile aggroviglia e imprigiona figure non ben delineate eppure precise ritagliate con cura nel loro inesistente esistere
Capire le motivazioni che portano ad agire o a non agire in un determinato modo … Essere consapevole della distanza incolmabile tra realtà sognata e realtà vissuta … Conoscere la differenza tra detto e non detto, tra ascoltato ed immaginato … Tutto questo razionalizzare non serve a niente, se manca la volontà di strappare dal cuore le illusioni. E perchè farlo, se poi non si ha la forza di vivere, di cambiare strada, di rompere il guscio ? Il vuoto sarebbe ancora più lacerante, in una completa assenza di ombre.
Guardo indietro … guardo avanti … tutto uguale. E poi non è neanche così, perchè tante cose sono accadute. Tante persone mi hanno incontrata. Tante? A pensarci bene sì, tante. Ma tutte sono rimaste lontane. Perchè lo hanno voluto loro, ma soprattutto perchè l’ho voluto io. Perchè sono indolente, pigra, monotona. Mi affanno solo per cose che non hanno importanza. Scivolo via, senza far rumore, via da me stessa, via da tutto.
mi sorprendono parole di tenerezza come ali di farfalla sulle foglie in autunno
Ora, una dopo l’altra, piano e senza fretta, cominciano a cadere lucenti e impalpabili lacrime di pioggia. Scendono sui capelli si fermano sulle ciglia brillano davanti agli occhi. Piccole stelle di pianto rigano le guance sfiorano le labbra come un gioco leggero sul viso. E mi rivedo piccola seduta su di uno scalino tra la porta e il cortile con i gomiti poggiati alle ginocchia il mento tra le mani e i pensieri lievi, trasparenti come il profumo della pioggia.
poche briciole
ma briciole d’amore
il vento batte suono secco _ tremante contro il vetro
nell’aria canti d’addio colorati di luce
Non è un sogno o un desiderio. Non è una creazione dei miei pensieri. Io non lo posso in nessun modo controllare.
Le parole non escono dalla mente si nascondono in pensieri senza suono si confondono in voci silenziose soffocano in un vuoto senz’aria. Parole come farfalle dalle ali pesanti non provano la gioia del volo per paura di esprimere incoerenti desideri.
Non ho risposto ai commenti che avete lasciato ai miei ultimi post. Vi chiedo scusa, ma sono giornate un po’ perse, affannate, già stanche prima di cominciare. E, tra un impegno e l’altro, mi perdo dietro ai miei pensieri. Non è una novità questa, ma la costante della mia vita. E chi mi conosce da un po’ lo sa bene Ecco volevo solo dirvi che, anche se non vi rispondo personalmente, vi leggo, vi ascolto, medito sulle vostre parole. Dico, tra me e me, dopo rispondo … dopo … domani … e non lo faccio. Cercherò di rimediare, anche perchè mi mancano le nostre piccole e preziose conversazioni. Comunque a tutti dico grazie per il tempo che mi dedicate ….
Ho annaffiato i vasi sul balcone, le roselline, il geranio, la salvia, il basilico … Petali secchi e altri ancora freschi. Foglie verdi e altre che cominciano ad appassire. Senz’ acqua inaridiscono anche i giorni e le notti, si sgretolano le parole dette o ascoltate, si spengono i ricordi di fatti accaduti o solo sperati. Senza cura anche i sentimenti seccano, diventano fragili e tremanti come foglie morte che ormai possono solo essere strappate.
ecco farfalle dalle ali sottili ombre sul sole
come sogni negati danno luce al pianto poche gocce d’acqua non bastano a far tacere la sete meglio rinunciare ed essere deserto
Scrivo per restare sveglia. Per non assopirmi in queste ore calde che non mi portano nulla. E allora cerco di prestare attenzione a quelle formichine che vanno su è giù frenetiche nella mia testa e mi fanno il solletico. Non so bene cosa siano: pensieri, immagini, ricordi, sogni … A volte mi prendono in giro. I ricordi si travestono da sogni. I pensieri certi e sicuri sembrano solo miraggi di realtà lontane. Mettere in ordine, bisogna. Dare un senso logico …. e perché? A che servirebbe avere tutto chiaro, definito, organizzato, classificato, come pastelli messi in fila per gradazione di colore in una scatola nuova, appena comprata, ancora sigillata ? Ecco scrivere è aprire la scatola e cominciare a disegnare parole usando i colori dell’ anima, della mente e del cuore. Accostandoli per contrasto o per simpatia … Mescolandoli, sfinendoli uno nell’altro … Lasciando spazi bianchi per l’ndecisione, nuvole grigie per l’assenza, squarci di blù, di giallo, di rosso per i sentimenti, sfumature indefinite per le emozioni … Scrivere è dare una forma a ciò che ho dentro. E’ un guardarmi dentro.
Forse sarebbe meglio dormire …
E’ una giornata calda, appannata e stanca anche in fondo al mare. L’acqua è come una coperta, troppo pesante. Piccolopesce non sa che fare. Osserva la sua bella codafarfalla, ma non ha voglia di farla danzare. Meglio disegnare sottili linee sulla sabbia. Linee morbide, avvolgenti come onde di pensieri che si attorcigliano, si aggrovigliano … Che pasticcio ! Piccolopesce si annoia … sonnecchia … apre un occhio … “Non c’è nessuno …. Uff !!! Potrei provare a cantare una canzone … Ma chissà come si fa?“ Piccolopesce comincia ad aprire e chiudere la bocca. Piano piano … Niente. Nessun suono. Prova più velocemente … Niente. Si concentra , e … “Blob blob blob bloooooooobbbbbbb …….. bbbb … bbbb ….. solo bolle ! Sono capace di fare solo bolle …. OOOO °°°°°° ooooo °°°°° OooOO°°oO° ….. Sono un incapace ! “. Sempre più annoiato e anche un po’ arrabbiato, Piccolopesce nuota nervoso avanti e indietro. “Ma cosa c’ è lì ?” Nascosta nella sabbia, una piccola conchiglia tonda e bianca. Piccolopesce la sfiora “Com’è liscia, vellutata e pallida. E’ tanto bella ! Ecco andrò alla ricerca di conchiglie! Tu Lunaconchiglia sei la prima.“ Piccolopesce con le pinne scava una piccola buca nella sabbia. Tutto intorno ci mette dei sassolini lucidi, quasi trasparenti sembrano pezzetti di vetro … brillano. “Ecco questo sarà il tuo nido, rimani qui e aspettami”. Piccolopesce si allontana, muovendo con dolcezza la sua codafarfalla. Scruta con attenzione il fondo del mare alla ricerca di conchiglie. “ Eccone una che sembra un ventaglio ! E che bei riflessi di tutti i colori ! E’ un Arconchigliabaleno. Ma come faccio a portarla con me ?” Con dei rapidi movimenti della codafarfalla Piccolopesce la spinge fino al nido, dove aspetta Lunaconchiglia . “Come stanno bene insieme !” Viaaa ! Come un razzo Piccolopesce riparte. Un po’ più lontano una grande macchia di luce dorata. “Ho trovato una Soleconchiglia ! Mamma mia come è grande e pesante !” Sbuffando, aiutandosi con le pinne e spingendo con la testa … finalmente Piccolopesce riesce a portare il suo tesoro nel nido . “ E tre! Una più bella dell’altra. Sono un po’ stanco, ma non mi fermo. Vado a cercarne ancora. “ E altre ne trova, di tutte le forme e di molti colori: bianche, azzurre, grigie, rosa, viola, dorate… “Sono Conchiglienuvole. Strane e misteriose come i desideri.” E poi, un po’ più lontano, una conchiglia scura, nera e lucida come la notte. “Notteconchiglia mancavi solo tu.” Piccolopesce non se n’è reso conto, ma il tempo è passato ed anche in fondo al mare sì è fatto tardi. E’ ora di dormire. Piccolopesce si addormenta in un nido fatto di stelle di mare e gli fanno compagnia tutti i sogni del cielo.
mi sfiora l’ aria con un soffio leggero sera d’estate
e il sogno amato mi raggiunge invano
Video importato
un fiore secco non lo portare con te vento aspetta
forse nella polvere si nasconde un sogno
Vorrei che tu strappassi questa buccia rosea e vellutata, vorrei che tu mordessi la polpa succosa e dolce, fino a sentire con le labbra il mio cuore. Nocciolo di frutto maturo ruvido, duro e pungente. Da gettare lontano, tra i sassi, in un giorno d’estate. E il calore del sole lo bacerà, a lungo. E seccherà nella polvere ogni seme di vita. E un alito di vento pietoso porterà sabbia a soffocare il dolore.
Non riesco a fare niente, oggi. Passo da una stanza all’altra. Penso di fare una cosa, poi rimando a domani. Mi siedo, mi rialzo. Prendo un libro, sono quasi alla fine … da tre mesi ormai. E’ una fine infinita. Accendo la televisione , non mi interessa …. crollano i titoli bancari. Sarà per colpa del terremoto di ieri sera. Guardo fuori, in fondo è una bella giornata. C’è caldo, ma non troppo. Un po’ di vento, ma non forte. Splende il sole, quanto basta. C’è più silenzio del solito, il bar qui davanti è chiuso, oggi è lunedì. Non ci sono mai entrata in quel bar. No … una volta … forse due. Passeggio a vuoto in internet. Io non navigo. Ascolto vecchie canzoni su You Tube. Lì non manca proprio niente. Puoi trovare l’espressione giusta per ogni emozione presente o assente, passata o perfino futura. Ripercorro le pagine del blog. Rileggo i commenti … e mi chiedo che cosa staranno facendo le persone che per qualche minuto, o anche di più, si sono fermate a leggere le mie parole e a lasciare a me un loro pensiero. Stamattina sono uscita. Il bello o il brutto, dipende dalle circostanze, di abitare in un paese è che ci si può incontrare casualmente per strada. Ho parlato con diverse persone: problemi di salute, rapporti famigliari, figli, vacanze …. Adesso suonano le campane, come tutti i giorni a quest’ora … e siccome siamo in estate si sente il monotono, sempre uguale, frinire delle cicale. Le campane … il loro suono Le cicale … il loro verso Come io ripeto sempre le stesse parole … in silenzio.
A volte i pensieri sono immagini di sogni. Non appartengono alla realtà. Non hanno dimensione. Eppure si vestono di colori, di forme, di sentimenti, di parole sussurate all’orecchio dell’anima di occhi che scavano dentro senza guardare di mani che sfiorano l’aria …
E mi rendo conto che non ci sei. E mi prende una dolorosa nostalgia di te che sei solo sogno nello spazio lontano della mia mente e non ti accorgi di me.
Inconcludente anima bambina ti sei ritrovata tra le dita qualcosa che non esiste, ma che ti ostini a voler trattenere. E pensi. Sì! Pensi ! Perchè quelli, i tuoi pensieri, sono come i fili d’erba in un prato: infiniti, attorcigliati gli uni agli altri. Alcuni più alti cercano aria e luce, altri strisciano sulla terra buia, secca e sassosa. Sì, ti arrendi a queste ore calde, piene di sole bianco, piene di un silenzio strappato al rumore degli altri. Gi altri che non conosci, che ti sembrano presi da mille cose importanti. Gli altri che trovano il tempo per vivere e tu, che di tempo ne hai troppo, non riesci a riempirlo di vita, di sguardi, di carezze, di quell’amore reale, concreto di cui tutti hanno bisogno. E non riesci a fare. E non riesci a dire. E non riesci a toccare … e non vuoi. Ti estranei anche da te stessa per paura di trovare un’altra te che arrivi anche lei ad odiarti, a non volerti più dedicare una lacrima di attenzione. Perchè non fuggi via da questa prigione che piano, lentamente ti sei costruita attorno? Una prigione dai muri di vetro. Muri senza nè porte nè finestre, da cui si staccano frammenti taglienti, di abitudine, di inerzia, di paura. Una prigione trasparente invisibile pesante. Perchè nessuno riesce a strapparti via da te stessa? Dove sono andate le piccole certezze che avevi un tempo ? Piccole, incerte certezze di niente , che tu vestivi di astratte illusioni, come ali sciupate di farfalla. E ti arrendi a questa tua volontà di annientamento. Un’ astuta volontà che sa bene come agire in te. Tutto è normalità, assenza di dolore, assenza di lacrime, assenza di un corpo ….. tutto si risolve in una spietata assenza. E’ tutto qui.
e nel mattino l’incerto disperdersi di ombre lunghe
imprigionate luci di realtà sognate sospiri di un azzurro incerto in quest’aria d’estate che calda avanza verso la sera piccoli ritagli di luce tra rami scuri
Per paura mi sono negata la giovinezza. Ora mi aspettano gli anni grigi. E ho ancora paura. Ma questa volta non posso evitarli, cancellarli, negarli … Oppure sì. Potrei passare oltre. Senza aspettare.
C’è un gioco/test che si fa a volte per ingannare il tempo o per chiaccherare facendo finta di interessarsi alle persone che ci stanno davanti. Il gioco del “se fossi …”
Se fossi un fiore sarei …. Se fossi un colore … Se fossi una stagione ….
Se fossi un animale … io oggi sarei un pesce.
Un piccolo pesce, un po’ cicciottello.
Magari con le squame argentee, quasi azzurre, e una bella coda trasparente a forma di farfalla.
Una coda per volare nell’acqua.
“Dove vai Piccolopesce ?”
” Non lo so … “
” Come non lo sai ? Tu devi saperlo ! Tutti lo sanno dove stanno andando!
E’ ovvio … E’ normale “
Già … e Piccolopesce se ne va guardandosi intorno con aria dubbiosa.
Una conchiglia, un sasso, tanta sabbia bianca e fine.
La codafarfalla sfiora leggera la sabbia.
Ma questa si spaventa, si arrabbia e si gonfia, formando una nuvola dalla forma di gatto.
“Un gatto ?!? Ma che ci fa un gatto in fondo al mare ? Impossibile ! Ma potrebbe anche essere un ….. Gattomarino !!! “.
Il pesciolino si ferma, spalanca ancora di più i suoi occhi tondi e neri. Si guarda intorno, ma Gattomarino non c’è più.
“Che peccato ! Se n’è andato via … Avrei voluto parlare un po’ con lui.
Chissà quante cose poteva raccontarmi Gattomarino !”
Piccolopesce riprende il suo viaggio solitario. Ogni tanto si ferma ad osservare le bolle d’aria che salgono verso l’alto .
“Una, due, tre … quattro … sedici …. ventiquattro … trentadue …..
Mi … mi … mi viene sonno. Ma io sono un pesce e i pesci non dormono. O si ?
Forse posso anche dormire, un pochino. Ecco! Qui va bene. Mi sdraio su questa morbida alga verde.
Ma i pesci si sdraiano ?
Ma che pesce sono se non so cosa possono o non possono, devono o non devono, sanno o non sanno fare i pesci ??? Uffa !!! “
E una miriade di bollicine tremanti per la rabbia scappano, velocissime, verso l’alto.
Oggi Piccolopesce si sente particolarmente coraggioso e decide di cambiare direzione. Invece di muoversi seguendo una linea piatta orizzontale, perchè non andare su, in alto danzando insieme alle bolle ? E così Piccolopesce si dà una spinta e dopo un paio di capriole punta dritto in alto. Non sa cosa troverà lassù. Ma una volta arrivato lo scoprirà. Ne è certo. La codafarfalla spinge con forza l’acqua , le pinne d’argento si agitano frenetiche facendo mille spruzzi … non si è mai sentito così euforico. “Che premura !!! Ma dove vai ? “ “Non lo so ! Non lo so ! Ma nuoto, salto, corro, volo …. da qualche parte arriverò !!! “ L’acqua diventa sempre più tiepida, sempre più chiara, dorata … E ad un certo punto l’acqua non c’è più. Piccolopesce si trova fuori …. fuori dove ? Fuori nel nientesenz’acqua. Rimane lì, come stralunato. “Sono arrivato, finalmente …. “ Ma non fa in tempo ad assaporare tutta la sua gioia, che si sente bruciare da un calore infernale. E una luce abbagliante lo acceca. E non riesce a respirare . Annaspa, boccheggia, e più guarda in alto e più si sente morire. Con un rapido colpo di codafarfalla, si immerge di nuovo. Per un po’ non riesce a respirare. E’ intontito. Poi, piano piano, si sente sempre un pochino meglio. Gli occhi tornano a vedere l’azzurro un po’ opaco, ma rassicurante dell’acqua. E rimane lì, quasi fermo. Poi si fa coraggio e guarda su. E attraverso il velo del mare … finalmente … vede il cielo. Un cielo pieno di nuvole rosa, dorate, bianche dai mille riflessi, accarezzate dagli ultimi raggi del sole al tramonto. Piccolopesce scorge nelle nuvole il disegno dei suoi sogni. Li segue incantato, nuotando lento a filo d’acqua . Si rende conto che non potrà mai raggiungerli. Le nuvole diventano sempre più scure. Il sole si tuffa nel mare senza neanche sollevare un piccolo spruzzo d’acqua. Ma il mare rimane buio lo stesso, chissà perchè. Anche il cielo ormai è buio, non ci sono stelle … ancora. Piccolopesce è stanco, ma il ricordo delle nuvole gli rallegra il cuore. Con un piccolo guizzo si capovolge e torna giù. Mentre scende Piccolopesce si sente sempre più triste. I suoi piccoli pensieri si rincorrono nella sua piccola mente, come tante bollicine, e fanno una piccola confusione. “Ecco, sono arrivato. Sono a casa “ Piccolopesce è stanco. La codafarfalla è come uno strascico pesante che rende faticoso ogni più piccolo guizzo, ogni impercettibile tentativo di spiccare il volo. Ma si sa, i pesci non volano … Piccolopesce si guarda intorno, è tutto come prima, uguale. “In fondo è bello stare sospeso in questo galleggiante mondo di acqua salata. Dove i giorni scorrono sempre uguali, indecifrabili, uno in fila all’altro come le perle di una collana. C’è un grande silenzio. Solo qualche fruscio, qualche tonfo, suoni lontani. Anche le immagini sono sempre un po’ sfocate, confuse … Starò mica diventando miope? Non si è mai visto un pesce con gli occhiali. “ Swiiissschhh …. swiiissschhh … swiiissschhh …. E si allontana lasciando dietro di sè tanti piccoli frammenti di luce. Stelle? Forse … aspetto che un frammento di luce accarezzi il buio di questa notte che mi protegge, con le sue illusioni, dalla verità accecante del giorno
afa pesante nasconde i colori del cielo muto
l’amore passa oltre verso altre stagioni
Donne sottili, lievemente danzanti in uno spazio indefinito. Donne illuminate dal candore della pelle che in nessun modo può essere offuscato. Pennellate veloci di colore vestono i loro corpi tesi in uno slancio vitale. Donne dalle mani affusolate delicatamente avvinghiate alla vita.
Donne dagli occhi ridenti, appena velati da una malinconia pensosa … Cosa guardano ? Chi aspettano ?
Video importato papaveri rossi del rosso caldo dell’allegria appariscenti più degli altri fiori vanitosi nel vostro abito di velo
che avvolge un bottone di velluto nero volteggiate leggeri nell’ aria calda come lievi ballerine ritte sulle punte
A volte siamo nuvole leggere … A volte sembriamo nuvole … ma, invece, siamo massi grigi e pesanti.
E gli altri non sanno … non vedono … non conoscono le nostre nuvole non conoscono i nostri pesi anzi li confondono …
Video importato e vorrei ( F. Battiato )
Immagini danzano oltre gli occhi chiusi. Ipotesi di sogno scivolano addosso nella loro pesante inconsistenza. Si frantumano nei pensieri si avvicinano, si allontanano, mutevoli e fragili, come onde che sfiorano veloci la riva. Lì vorrei stare. Con le mani accarezzare la sabbia. Socchiudere gli occhi e sorprendere, in tremanti giochi d’acqua e di luce, il desiderio di spegnermi in un abbraccio.
Leggeri battiti d’acqua sul davanzale. Piccoli suoni di nessun conto. Odore di pioggia passata …
nella conchiglia ferita dal dolore nasce la perla
ma l’ anima malata non sa trovare cura
Legato ad un filo sottile tenuto stretto dalla mano delicata di un bambino, un palloncino colorato sale verso l’alto.
Dondola … sospira … scende un poco … sale un poco … ma non si può allontanare non può volare via.
Non riesco a dire la tua assenza la sento, la vivo dentro di me in un silenzio buio pieno di pensieri di te
Ti voglio pensare finalmente tranquilla, perchè non attendi più con ansia ciò che non accade.
Ti voglio pensare calma, soddisfatta, perchè tutto quello che volevi non ha più nessuna importanza.
Ti voglio pensare senza più rabbia, perchè nessuno ostacola più il tuo cammino, ormai sei arrivata, là dove non volevi andare.
Ti voglio pensare senza più dolore, perchè il tuo corpo non ha più la forza di trattenere la vita che non c’è più.
Sei felice, ora ?
ad una pietra scivolano addosso acqua e vento
ma l’acqua l’assottiglia il vento la frantuma Lenta pesante inarrestabile.
Si attorciglia dentro senza fare rumore. Imprigiona il respiro. Intorpidisce la mente. Scava un vortice. che niente può fermare.
Ancora non ha vinto. Ancora sta nascosta dentro, sopita, tremante… Ma fino a quando ?
|