Ho pubblicato un po’ alla rinfusa alcune cose che avevo  scritto qualche tempo fa .

Adesso però ritorno al presente.

 

 

 

 

 

 

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non ho saputo capire il silenzio

non ho saputo leggere tra le righe di parole non scritte

le mie parole sono rimaste nei miei pensieri

e io sono rimasta ferma a ricamare sogni senza vedere

 

 

 

 

 

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non riesco ad allargare

le ali che dentro di me

desiderano volare

 

le parole si attorcigliano

come capelli che morbidi

si lasciano accarezzare

 

gli occhi si chiudono

e i pensieri diventano

una cosa sola con i sogni

 

10  febbraio  2012

 

 

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vorrei sentire l’aria, che accarezza i tuoi capelli

vorrei ascoltare la musica, che consola la tua tristezza

vorrei vedere la luce, che al mattino ti saluta

vorrei stare nel buio, che di notte ascolta le tue paure

vorrei raccogliere il silenzio, che asciuga il tuo pianto

vorrei essere quel filo di fumo, che abbraccia i tuoi pensieri

vorrei …..

 

 

17  febbraio  2012

 

 

 

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La notte …

una gioielleria di sogni …

 

sogni, gioielli leggeri

lasciati cadere sulle ciglia ….

 

brilleranno negli occhi

il mattino dopo.

 

17 febbraio 2012

 

 

 

 

 

 

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è tenerezza

questo pensiero

che lentamente

senza mai arrendersi

mi avvolge come un abbraccio

nelle lunghe ore d’inverno

 

 

22 gennaio 2012

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non ci sono più parole

non ci sono più silenzi

solo un vago sgomento

a cui non so dare un nome

e la consapevolezza

di non poter tornare indietro

di non riuscire ad andare avanti

 

 

5 febbraio 2012

 

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la tua forza

ti ha portato lontano

verso una luce nuova

in un’aria fresca …

e hai lasciato qui

tutta  la tua fragilità

di giovane fiore incerto …

e  io sorrido

mentre raccolgo petali

e lacrime …

 

 

 

 

 

 

 

 

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piccola gioia

tenerezza rubata 

alle parole

 

 

 

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dare un senso ai pensieri che mi assordano

imbrigliare le impressioni che mi confondono

trovare un ordine, una logica in questa successione di immagini, di suoni, di parole … che non so fino a che punto fanno parte della mia vita

capire la verità delle parole degli altri

ascoltare le parole nascoste

leggere negli spazi bianchi tra le lettere

vorrei la sicurezza che qui, adesso, è dove e quando devo essere

vorrei non essermi sbagliata

Ho paura di perdermi.

 


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Chi è malato ha tutti i diritti di essere curato, accudito, consolato, bisogna fare di tutto per alleviare i suoi dolori, bisogna trovare la cura giusta, il medico, l’ospedale … e tutti si danno da fare … e ci sono parenti e amici …

Per chi rimane solo non c’è niente … perchè la malattia ti capita non te la vai a cercare … la solitudine invece è solo colpa tua … sei tu che non vuoi impegni, che non vuoi responsabilità e allora cosa pretendi ? 

Cosa pretendo ?

Non dò niente, non avrò niente … non importa quello che ho fatto prima … non importa a nessuno se soffro … perchè il mio  soffrire non danneggia nessuno … che io ci sia o no, non fa differenza …. sono invisibile … ed è solo colpa mia …

Le persone sole non hanno diritti, perchè non hanno doveri … 

 

 

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Leggo … e leggo

e leggo ancora … e ancora

parole semplici sempre uguali

alle quali do significati sempre diversi

mille sfumature in una serie di segni neri.

Il possibile che non si può realizzare

mi fa sorridere e mi fa piangere

mi fa battere il cuore e mi fa picchiare i pugni contro il muro

mi fa vivere di sogni e mi fa morire di realtà

mi fa sussurrare dolcezza e mi fa soffocare dolore.

 

 

 

16  gennaio  2012

 

 

 

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Solo dentro di me

solo in queste parole

solo qui ti posso trovare

perchè ogni altra realtà è negata

e ogni altro tempo è gia passato

o non verrà mai.

Solo questo presente

senza occhi per conoscersi

senza mani per seguire il disegno di un profilo

senza pelle vicino alla pelle

senza il suono di una voce.

 

 

6  gennaio  2012

 

 

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non saprò mai

so solo che è mpossibile

e sempre più presente

e mi domando per quanto tempo ancora

e come continuerà

e come finirà

e già mi manca

 

 

 

8 dicembre 2011

 

 

 

 

 

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vento di sole

baci rami di luce

aria azzurra

 

 

 

 

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amaro e dolce

sentire nostagia

di una tenerezza

immaginata e lontana

 

 

 

 

 

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ci sono momenti, giorni, mesi … in cui la ragione si arrende e  se ne sta  in disparte,

a guardare un piccolo pazzo cuore che non vuole smettere di battere

seguendo il ritmo di  una impossibile canzone d’amore …


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se dovessi cambiare sarei sincera verso me stessa

e vorrei essere chiara, comprensibile  per  gli altri

direi subito senza indecisioni ciò che penso

sarei senza forse e senza ma

parlerei senza paura di ferire chi mi ascolta

senza paura di contraddire

senza paura di allontanare le persone

senza paura di farle avvicinare troppo

sarei felice di come sono

cercherei di essere come voglio

cercherei di capire finalmente ciò che voglio

 

se dovessi cambiare non sarei più io, ma un’ altra persona

perché quella che sono ora è un’ immagine falsa, storpiata di me

e non so se l’immagine vera valga la pena di scoprirla

quindi per assurdo meglio non cambiare

se cambiassi sarei  io

e io non mi piaccio

per piacermi dovrei cambiare  … ancora  … e ancora   … e ancora

e io sono ancorata, bloccata, legata  a questo mio non essere me

a questo non voler cambiar per non scoprire come sono

ho paura di me stessa

 

 

 

 

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La timida luce di un giorno d’inverno

si ostina a illuminare l’aria fredda e grigia

quasi a voler tener lontana l’ oscura notte priva di stelle

senza sapere che l’attende la speranza di un’esile ferita di luna

 

8 dicembre  2011

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Nessuna logica apparente. Come quando si guardano le nuvole correre nel cielo e si intravedono forme fantastiche. Farfalle e draghi, angeli e bambini, navi e castelli incantati …. E tutto è mutevole. Basta un raggio di sole che gioca con un’ ombra di luce e il sogno cambia.
Certi incontri assomigliano alle nuvole. Quanto più sembrano sospesi, fragili, assurdi tanto più sono preziosi ed inevitabili. Come sogni che danno vita al sonno. Immagini idefinite che solo gli occhi dell’anima possono seguire. E’ inutile cercare di trovare un senso nelle parole di un sogno, queste accettano di dare voce a nient’altro che ai battiti del cuore. 
E tutti i pensieri che si attorcigliano nella mente non servono a nulla. Non possono far parte di un sogno. Solo sentimenti un po’ folli  trovano spazio nei sogni.  E la ragione non riesce a cancellare i sentimenti, né  li può sostituire con altri.
Forse solo il tempo potrà dare inizio ….. o fine.

 

 

9 novembre 2011

 

 

 

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sedermi vicino a te

per dire di me ciò che non so dire

 

 

tanto è il desiderio di incontrarti

quanta la voglia di nascondermi

 

 

 

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Buio e luce

segnano la strada

ai giorni dell’ anima

che non si riconosce

in quel disegno muto

dove linee, sovrapposte e confuse,

non riescono a trovare forma.

 

 

 

 

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Questo raccontino è di qualche mese fa …. l’attesa è di sempre

 

Il giardino non è molto grande. Il prato in questa stagione è secco, polveroso. Ma, vicino al muretto basso, che lo divide dall’orto, c’è un po’ d’ombra e lì l’erba ha ancora qualche sfumatura verde. Il sole picchia. A intervalli si sente una lieve brezza. Il pomeriggio, lungo e silenzioso non passa mai. Passeggio, indifferente, prestando attenzione solo alle ombre disegnate dalle foglie che tremano. Ombre che giocano con i riflessi di luce.                       

M’ incanto in vuoti di pensiero. Mi  siedo su uno scalino di pietra e guardo la strada.  Passa qualche automobile, sento il rumore scivoloso delle ruote sull’asfalto. E poi un motorino mi disturba, con il suo chiasso rauco che va a finire in niente. Quella è la vicina di casa. Chissà se mi guarda? Sì … no … forse. Si gira. Cerco di attirare la sua attenzione.  E’ già lontana.  Dovevo decidermi prima.  Quante zanzare  e moscerini noiosi e pungenti!  Loro sì, che non si fanno problemi a venirmi vicino.  E quello chi è?  No, non lo conosco. Ha uno strano modo di camminare. Si avvicina al cancello. Forse vuole entrare …. Legge il nome sul campanello.  No, si allontana. E il tempo passa, lento e veloce insieme! Le ombre diventano sempre più lunghe. E non si vede nessuno. Osservo una fila di formiche che frenetiche salgono e scendono da un mucchietto di terra. Mi avvicino. Sono divertenti, ma anche  patetiche con tutto il loro affannarsi. Mi prende un istinto cattivo: per sfogare l’ansia dell’attesa passo avanti e indietro, veloce, su quel mucchietto di terra e butto tutto all’aria. Formiche comprese.                                                                                                                

 Ma perché non si vede ancora nessuno? Vorrei entrare in casa. Aspetto. Mi alzo. Mi siedo di nuovo. Cammino. Arrivo fino al cancello. Ma mi allontano subito. Meglio restare sotto il portico, vicino alla porta. E aspetto. Ogni tanto mi si chiudono gli occhi. E’ quasi buio. E così ad occhi chiusi comincio a passare in rassegna tutti i più banali, assurdi, improbabili, catastrofici motivi che possono aver causato un tale ritardo. Un incontro imprevisto. Un ingorgo sulla strada. Un incidente. La decisione pazza di andarsene via senza di me. Apro gli occhi e cerco di convincermi che non è successo proprio niente. Ma mi sento tremare dentro. Nelle case vicine si accendono le luci. Anche i lampioni sulla strada cominciano ad illuminarsi. 

Tutto è tranquillo, tutto è normale. Ognuno fa quel che deve fare.  E allora perché non torna? Forse ho sbagliato qualcosa. Non ho capito. Non dovevo …. oppure dovevo … oppure … ma …. Sento dei passi … passi veloci … sì … sì … arriva.   Finalmente !!!!     

“Eccomi! Eccomi! Sono io … non agitarti …. va tutto bene …. Quel catorcio di automobile mi ha lasciato a piedi. E così ho dovuto aspettare il pullman. Dai, su! Adesso non mettermi  il broncio. Che potevo fare ? Anche se ti avessi chiamato, tu al telefono non rispondi !”          

Sì sono felice, felice … non è successo proprio niente. E’ tutto a posto. Tutto normale come sempre. Mi viene vicino, mi sorride, e  mi accarezza. Una carezza leggera che mi sfiora appena. Io non so più che fare, sono in completa confusione.                              

Entriamo? Stiamo fuori? Mi muovo senza badare  e faccio cadere un vaso. Ecco, si arrabbia … scusa non volevo.  “Ma non è possibile!  Non si può stare un po’ tranquilli neanche a casa! Anche tu adesso combini disastri!“  Entra in casa sbattendo la porta.                              

Non capisco. In fondo il vaso neanche si è rotto. Solo un po’ di  terriccio sparso sui gradini. Sento la sua voce, concitata. Sta parlando al telefono. Urla. Parla più piano. Silenzio. Ancora qualche parola, mormorata sottovoce… E io qui, un’ altra volta ad aspettare una carezza, uno sguardo, una briciola di attenzione. Non riesco a farmi capire, non riesco a comunicare quello che ho dentro. Sembra che viviamo in mondi separati, lontani. Persi in una dimensione parallela.                                                                                                  

Io sono qui !  Ti ricordi di me ??? Non so più come fare per farmi sentire. ma forse mi sente e fa finta di niente. Finalmente la porta si apre e una lama di luce mi ferisce gli occhi. Tremo, non so che fare …    

“ Su! Entra !  E per favore smettila di abbaiare ! Che poi i vicini  si lamentano.”

 

 

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A tutti voi …

con tanto affetto …

 

 

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oggi è una giornata pesante, angosciante …

penso …

forse il mio stare sul web l’aver incontrato amici, qualcuno molto vicino alla mia anima, è stato come aver trovato una specie di cuscino che mi ha cullato, consolato, ma che poi alla fine ha soffocato dentro di me tutta questa angoscia che ora sta tornando fuori … e mi riempie gli occhi di lacrime … e mi aggroviglia il respiro …

forse il web non c’entra … sono io che non funziono più … ho paura … mi sembra di essere tornata indietro ai giorni in cui mia madre  stava male … ai giorni dell’ospedale … ai giorni in cui non sapevo come avrei potuto fare … e poi al vuoto … al niente … al suo non essere più con me …

e poi qui, in questa oasi di quiete,  mi sono ripresa … ma forse era solo apparenza … come questo mondo … che io ho creduto vero … che è vero, ma chiuso dentro di me …

e intanto il mondo di fuori si è svuotato … non c’è più nessuno … anche quei pochi che c’erano per abitudine …. e io non ho voglia di cercare nessuno …. e non voglio più nessuno vicino …  e  io non ci sono più …

me ne sto qui, chiusa con i miei fantasmi … con tutto il mio amore per chi non c’è più … per chi ha scelto di vivere fuori da qui  ed ha fatto la scelta giusta  …  perché bisogna vivere  di parole ascoltate … di sguardi … di carezze sulla pelle … di abbracci … di schiaffi … di litigi … di abbandoni … ma che siano concreti …

quante volte te l’ho detto amico mio …

e ora tu l’hai capito … e io rimango qui ad aspettare che questa angoscia passi …

 

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Non voglio essere l’aria che respiri

o il cibo che ti nutre.

Non voglio essere il cuscino dove posi il capo

nè la goccia d’acqua che accarezza le tue labbra.

Non voglio essere il suono di una musica dolce

per il tuo riposo.

Non voglio essere la luce che ride tra le tue ciglia

nè il buio che culla le tue paure.

Vorrei essere per te

una piccola briciola 

dimenticata nella tua tasca.

 

 

 

 

 

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Un pezzo di puzzle è finito per sbaglio nella scatola sbagliata ….

Il bambino di turno si diverte ad incastare i pezzi e forse trova un posto anche per quel pezzo sbagliato.

Il colore va bene, ma la forma non si adatta all’incavo … e allora via ancora nella scatola.

Forse questo è il posto adatto. No, l’azzurro è quello del cielo, non quello del mare … non va bene.

Ecco, finalmente! Qui il colore è giusto e la forma pure!

Ma poi nessun altro pezzo riesce ad inserirsi e intorno resta il vuoto.

E allora finalmente il bambino capisce.

“Questo pezzo è sbagliato … non c’entra niente con gli altri, è capitato qui per caso. Un errore di fabbrica”

Via … 

 

 

Non è che gli altri se ne freghino di me. Semplicemnte tutti hanno la loro vita, fatta di persone, incontri, attività, passatempi, lavoro …  in cui per me non c’è spazio. A volte si sforzano di farmi entrare … ma è impossibile.

E anche io cerco di adattarmi, di cambiare, di sembrare ciò che non sono … e non serve.

Sono capitata nella scatola sbagliata.


 

 

 

 

 

 

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lento il sole

abbandona il giorno

bacia la sera

 

 

desiderio deluso

nel buio della notte

 

 

 

 

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nessun nome

nessuna spiegazione

a ciò che credo di non capire

 

 

 

 

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e sei di là

oltre quell’arco teso

oltre l’azzurro e i colori

oltre la vita

aspetti con la mano aperta

pronto a donarmi una carezza

aspetti con gli occhi lucidi

perchè non mi puoi parlare

aspetti senza più chiedere 

ora non hai bisogno di niente 

però mi aspetti …

io lo so

 

 

 

 

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gli occhi spenti

il respiro spezzato

il buio scende

 ora sembra d’ udire

la voce dell’anima 

 

 

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notte immensa

il buio dei pensieri

diventa sogno   

 

 

 

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oggi

l’aria portava

caldi respiri 

di lacrime e di sole

anticipo di una primavera

passata

 

 
 
 
 
 
 
 
 

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fragilità

che non trova parole

per essere ascoltata

 

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amo il mio silenzio

mi fa male il tuo

 

 

 

 

 

 

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Triste quella vita che passa

senza essere vista.

Nessuno di lei avrà cura.

 

 

 

 

 

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sciogliere tutto il groviglio che ho dentro

e buttarlo in faccia al mondo

libera finalmente di abbracciare …

 

ma le mie braccia sarebbero corde

strette intorno a me 

 

 

 

 

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Mi fai sentire cose che mai ho conosciuto,

che mai saranno anche mie.

 

 

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una volta dissi a qualcuno … basta un click …

basta spegnere il pc … cancellare … annullare …

mi sono ricreduta

sulla mia pelle

spengo e partono i pensieri

disancorati da tutto

a volte mi fanno star bene

a volte mi scavano dentro

e mi lasciano ancora più vuota

ancora più divisa

 

 

 

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non cerco persone

non cerco parole

cerco solo una persona

cerco solo una parola

 

trovo solo silenzio

 

 

 

 

 

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a volte

le immagini dei sogni

sono così vere

da sembrare ricordi

di amori realmente vissuti

 

 

 

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danzano lievi

moscerini di neve

nell’aria fredda

 

 

 

 

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Hanno piume delicate e morbide

gialle come il sole a mezzogiorno

o rosse come il cielo al tramonto

e a volte l’alba le tinge di rosa.

Hanno occhietti piccoli e neri

un becco veloce a rassettare le penne della coda.

Saltellano nervosi alla ricerca di chicchi

un piccolo volo e un altro ancora

si fermano increduli e un po’ delusi.

E quando la luce ride anche loro ridono

e  il loro canto è una  cascata gorgheggiante. 

Sono quei piccoli uccellini nati in gabbia

il loro mondo è raccolto dentro striscioline metalliche. 

Tutto ha un posto preciso

niente è lasciato al caso

niente si può spostare.

 

Fuori uno spazio grande e confuso. 

Mille forme e mille colori si muovono 

cambiano posizione

spariscono per poi tornare.

Tutto sa di libertà  

di infinite possibilità.

Bello sarebbe poter uscire 

bello sarebbe poter distendere le ali 

e muoverle nell’aria

sollevandosi in alto verso 

quel vuoto di nuvole. 

Bello sarebbe poter scegliere dove riposare la notte

e a chi far ascoltare un canto d’amore.

Bello sarebbe assaggiare frutti aspri o dolci

e seguire le farfalle in volo sui petali dei fiori.

 

Ma un uccellino nato in gabbia

non può vivere fuori

non ne è capace. 

Può solo guardare i colori del cielo

sentire il profumo del vento

ascoltare suoni di una vita lontana.

Le sue piume leggere 

non potranno mai sfiorare una foglia.

Le sue ali non sopporterebbero

di farsi accarezzare dall’ aria fresca della notte.

E il suo cuore non riuscirebbe a seguire il ritmo del volo

alla ricerca di un battito d’amore.

 

 

 

 

 

 

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Sono stata una bambina che ha giocato poco,

stavo in disparte a guardare gli altri.

Ora sono una donna che vive la vita 

come un noioso gioco di carte, 

un solitario,

dove se voglio vincere devo barare

o buttare tutte le carte all’aria.

Sono stata un’ adolescente spaventata dai sogni,

incredula davanti alle illusioni.

Ora l’unico modo per sentire qualcosa in me 

è sognare,

creare nella mia mente ciò che fuori non esiste.

Sono stata una giovane in cui la voglia di ribellione

era costantemente mescolata alla paura di ferire, 

di dispiacere.

Ora ho solo forti sensi di colpa

nei confronti di coloro che mi hanno dato questa vita

che io ho buttato via.

 

…. e sorrido … e sorrido …

senza disperazione

senza pianto

solo un senso di vuoto

che non si colma

che non si vede

che non appare. 

E quella paura così costantemente presente,

tanto che non mi spaventa più,

mi è diventata amica.

E’ la mia difesa da ciò che non conosco,

blocca tutto quello che potrebbe sconvolgermi.

Estremo baluardo di questo fragile castello di carte

che mi sono costruita intorno,

che mi protegge

dai dolori e dalle gioie,

dall’amore e dall’abbandono,

dal calore e dal freddo,

dai no e dai sì.

 

Ma devo stare attenta …

un mio improvviso movimento …

e tutto crolla.

 

 

 

 

 

 

 

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gocce di gelo

freddi rami piangono 

petali tristi

 

 

 

 

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Le stagioni si sono sfilacciate, unendosi una all’altra, in un inseguirsi di giorni sempre ripetitivi e uguali.  

E tutto è fermo immobile. 

E sto, in questo strano tempo mai realizzato, come una presenza scontata.

Normale a tal punto da essere invisibile, assente, silenziosa.  

Che io ci sia o no, non cambia nulla.

Nulla.

E se mi chiedi  ”come va?”  ti rispondo “bene”.

Perchè io non ho niente.

 

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Una lama dura di ghiaccio

sottile e lucida, 

fredda sotto le dita

eppure così bella.

Liscia come velluto,

raccoglie trasparente 

luce dal cielo

e illumina gli occhi.

Una carezza più dolce

e si spezza  in  piccoli aghi

che si sciolgono sulla pelle,

lacrime fredde.

 

 

 

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sole d’inverno

illumini la vita

ora silente

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raccontami una storia di luce e di fli d’erba

di ragazzi che sentono il respiro fresco della vita sulle guance

di sguardi che si cercano, sicuri di trovare un approdo

non troppo lontano, non troppo vicino

 

raccontami una storia in cui io non ci sono

in cui intravedere solo un’ ombra di me 

così da potermi immaginare come non sono

o come ero e non sono diventata

 

raccontami una storia di un presente lontano

incerto come l’acqua del fiume che scorre

e si ferma solo un istante tra le dita della mano

per diventare subito assenza limpida e futura

 

raccontami una storia fatta di sogni e di metafore 

di buio e di luce, di parole e di immagini

comprensibile solo all’anima che veglia nella notte 

ferita dai raggi delicati e sottili della luna

 

raccontami …

raccontami di te

ed io starò lì, ad ascoltare

solo questo

 

 

 

 

 

 

 

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bocciolo rosso

nel freddo invernale

sfidi il tempo

 

 

 

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Tremanti fiocchi di neve 

avvolgono i rami induriti degli alberi.

Gocce di nebbia si stendono

come lieve lenzuolo a coprire la nuda terra. 

Pioggia delicata e leggera 

solletica le radici dei fiori a venire.

 

Vorrei essere albero

Vorrei essere terra

Vorrei essere fiore

 

 

 

 

 

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che sia Natale 

nel silenzio

del cuore ….

 

 

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cielo rosato
tremante di polvere 
aria gelida

velature d’azzurro
riscaldano il sole

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amato e prezioso 

ogni minuto 

ogni istante 

in cui un filo sottile

aggroviglia e imprigiona

figure non ben delineate

eppure precise

ritagliate con cura

nel loro inesistente esistere      

 

 

 

 

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Capire le motivazioni che portano ad agire o a non agire  in un determinato modo …

Essere consapevole della distanza incolmabile tra realtà sognata e realtà vissuta …

Conoscere la differenza tra detto e non detto, tra ascoltato ed immaginato …

Tutto questo razionalizzare non serve a niente, se manca la volontà di strappare dal cuore le illusioni.

E perchè farlo, se poi non si ha la forza di vivere, di cambiare strada, di rompere il guscio ?

Il vuoto sarebbe ancora più lacerante, in una completa assenza di ombre.

 

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Guardo indietro … guardo avanti … tutto uguale.

E poi non è neanche così, perchè tante cose sono accadute.

Tante persone mi hanno incontrata.

Tante? A pensarci bene sì, tante. Ma tutte sono rimaste lontane.

Perchè lo hanno voluto loro, ma soprattutto perchè l’ho voluto io.

Perchè sono indolente, pigra, monotona.

Mi affanno solo per cose che non hanno importanza.

Scivolo via, senza far rumore, via da me stessa, via da tutto.

 

 

 

 

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mi sorprendono 

parole di tenerezza

come ali di farfalla 

sulle foglie in autunno

 

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Ora, una dopo l’altra,

piano e senza fretta,

cominciano a cadere

lucenti e impalpabili

lacrime di pioggia.

Scendono sui capelli

si fermano sulle ciglia

brillano davanti agli occhi.

Piccole stelle di pianto

rigano le guance

sfiorano le labbra

come un gioco leggero sul viso.

E mi rivedo piccola

seduta su di uno scalino

tra la porta e il cortile

con i gomiti poggiati alle ginocchia 

il mento tra le mani

e i pensieri lievi, trasparenti

come il profumo della pioggia.

 

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poche briciole
saziano un passero
nei giorni freddi

passero1

ma briciole d’amore
feriscono l’anima


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il vento batte

suono secco _ tremante

contro il vetro

vento-dalla-finestra

nell’aria canti d’addio

colorati di luce


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Non è un sogno o un desiderio. Non è una creazione dei miei pensieri. Io non lo posso in nessun modo controllare.
E’ altro da me. E’ fuori di me. Io non posso intervenire nelle sue decisioni. Non posso dare motivo alle sue parole. Non posso decidere il suo silenzio.
L’ ho incontrato solo nei pensieri. In un rarefatto mondo sospeso. Un mondo senza dimensioni, senza corpo, senza odore, senza pelle.
E allora è facile confonderlo con un sogno, di quelli che sopraggiungono inaspettatati e attesi, quando gli occhi si chiudono, nel giorno che diventa lentamente buio.
No. Non è dentro di me che vive. Non sono stata io a dargli consistenza di fiaba .
Di questo devo prendere consapevolezza.
Non sono stata io a inventare la sua vita, le sue tristezze, i suoi inganni, le sue paure, la sua dolcezza.
Ci siamo solo incontrati, per caso. In una luce bianca e fredda. Immobile e veloce che annulla le distanze, le differenze, il tempo. Che azzera le coordinate. Che impedisce un corretto, ovvio, rassicurante orientamento.
Ed ora, forse, ha preso un’altra strada, che non incrocia più la mia. Forse sono strade che corrono parallele, ma noi le percorriamo seguendo direzioni opposte.
Forse …. un nastro di velo sottile …

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Le parole non escono dalla mente

si nascondono in pensieri senza suono

si confondono in voci silenziose

soffocano in un vuoto senz’aria.

Parole come farfalle dalle ali pesanti

non provano la gioia del volo

per paura di esprimere

incoerenti desideri.

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Non ho risposto ai commenti che avete lasciato ai miei ultimi post. Vi chiedo scusa, ma sono giornate un po’ perse, affannate, già stanche prima di cominciare.

E, tra un impegno e l’altro, mi perdo dietro ai miei pensieri.

Non è una novità questa, ma la costante della mia vita. E chi mi conosce da un po’ lo sa bene :)

Ecco volevo solo dirvi che, anche se non vi rispondo personalmente, vi leggo, vi ascolto, medito sulle vostre parole.

Dico, tra me e me, dopo rispondo … dopo … domani  …  e non lo faccio. :(

Cercherò di rimediare, anche perchè mi mancano le nostre piccole e preziose conversazioni.

Comunque a tutti dico grazie per il tempo che mi dedicate …. :)

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Ho annaffiato i vasi sul balcone,

le roselline, il geranio, la salvia, il basilico …

Petali secchi e altri ancora freschi.

Foglie verdi e altre che cominciano ad appassire.

Senz’ acqua inaridiscono anche i giorni e le notti,

si sgretolano le parole dette o ascoltate,

si spengono i ricordi di fatti accaduti o solo sperati.

Senza cura anche i sentimenti seccano,

diventano fragili e tremanti come foglie morte

che ormai possono solo essere strappate.

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ecco farfalle

dalle ali sottili

ombre sul sole

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come sogni negati

danno luce al pianto

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poche gocce d’acqua

non bastano

a far tacere la sete

meglio rinunciare

ed essere deserto

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Scrivo per restare sveglia.

Per non assopirmi in queste ore calde che non mi portano nulla.

E allora cerco di prestare attenzione a  quelle  formichine che vanno su è giù frenetiche nella mia testa e mi fanno il solletico. Non so bene cosa siano: pensieri, immagini, ricordi, sogni …

A volte mi prendono in giro. I ricordi si travestono da sogni. I pensieri certi e sicuri sembrano solo miraggi di realtà lontane.

Mettere in ordine, bisogna. Dare un senso logico  …. e perché?

A che servirebbe avere tutto chiaro, definito, organizzato, classificato,  come pastelli messi in fila per gradazione di colore in una scatola nuova, appena comprata, ancora sigillata ?

Ecco scrivere è aprire la scatola e cominciare a disegnare parole usando i colori dell’ anima, della mente e del cuore.

Accostandoli per contrasto o per simpatia …  Mescolandoli, sfinendoli uno nell’altro …   Lasciando spazi bianchi per l’ndecisione,  nuvole grigie per l’assenza, squarci di blù, di giallo, di rosso per i sentimenti, sfumature indefinite per le emozioni …

Scrivere è dare una forma a ciò che ho dentro.

E’ un guardarmi dentro.

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Forse sarebbe meglio dormire …




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alito caldo

sospirato il vento

finalmente qui

vento

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E’ una giornata calda, appannata e stanca anche in fondo al mare.

L’acqua è come una coperta, troppo pesante.

Piccolopesce non sa che fare. Osserva la sua bella codafarfalla, ma non ha voglia di farla danzare.

Meglio disegnare  sottili linee sulla sabbia. Linee morbide, avvolgenti come onde di pensieri che  si attorcigliano, si aggrovigliano … Che pasticcio !

Piccolopesce si annoia … sonnecchia … apre un occhio …

“Non c’è nessuno ….  Uff !!!   Potrei provare a cantare una canzone …  Ma chissà come si fa?“

Piccolopesce comincia ad aprire e chiudere la bocca. Piano piano … Niente. Nessun suono.

Prova più velocemente … Niente. Si concentra , e …

“Blob blob blob bloooooooobbbbbbb …….. bbbb …  bbbb  ….. solo bolle ! Sono capace di fare solo bolle  …. OOOO °°°°°° ooooo °°°°° OooOO°°oO° …..  Sono un incapace !  “.

Sempre più annoiato e anche un  po’ arrabbiato, Piccolopesce nuota nervoso avanti e indietro.

“Ma cosa c’ è lì ?”

Nascosta nella sabbia, una piccola conchiglia tonda e bianca.

Piccolopesce la sfiora “Com’è liscia, vellutata e pallida. E’ tanto bella ! Ecco andrò alla ricerca di conchiglie! Tu  Lunaconchiglia sei la prima.“

Piccolopesce con le pinne scava una piccola buca nella sabbia. Tutto intorno ci mette dei sassolini lucidi, quasi trasparenti sembrano pezzetti di vetro  … brillano.

“Ecco questo sarà il tuo nido, rimani qui e aspettami”.

Piccolopesce si allontana, muovendo con dolcezza la sua codafarfalla. Scruta con attenzione il fondo del mare alla ricerca di conchiglie.

“ Eccone una che sembra un ventaglio ! E che bei riflessi di tutti i colori !  E’ un Arconchigliabaleno. Ma come faccio a portarla con me ?”

Con dei rapidi movimenti della codafarfalla Piccolopesce la spinge fino al nido, dove aspetta Lunaconchiglia .

“Come stanno bene insieme !”

Viaaa ! Come un razzo Piccolopesce riparte.

Un po’ più lontano una grande macchia di luce dorata.

“Ho trovato una Soleconchiglia ! Mamma mia come è grande e pesante !”

Sbuffando, aiutandosi con le pinne e spingendo con la testa … finalmente Piccolopesce riesce a portare il suo tesoro nel  nido .

“ E tre! Una più bella dell’altra. Sono un po’ stanco, ma non mi fermo. Vado a cercarne ancora. “

E altre ne trova, di tutte le forme e di molti  colori: bianche, azzurre, grigie, rosa, viola, dorate…

“Sono Conchiglienuvole. Strane e misteriose come i desideri.”

E poi, un po’ più lontano, una conchiglia scura, nera e lucida come la notte.

“Notteconchiglia mancavi solo tu.”

Piccolopesce non se n’è reso conto, ma  il tempo è passato ed anche in fondo al mare sì è fatto tardi.

E’ ora di dormire.

Piccolopesce si addormenta in un nido fatto di stelle di mare e gli fanno compagnia tutti i sogni del cielo.

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mi sfiora l’ aria

con un soffio leggero

sera d’estate

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e il sogno amato

mi raggiunge invano


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polvere fine

sospesa nella luce

stanca si posa

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Video importato

YouTube Video

Se ognuno di noi è un libro tra i tanti
non siamo che pillole d’inchiostro
racchiuse tra note e pagine

Calvino e Perec, racconti e memorie
non siamo che storie dentro storie
più grandi e più piccole di noi

E adesso che vai separi i volumi
la carta che scivola in cartoni
e scivola insieme a te

Ma io volevo dirti non mi importa non importa
quello che mi prendi, quello che mi lascerai
solo le parole nostre non rubarle mai

Sai meglio di me che siamo intricati
capitoli lunghi e complicati
lasciati sul dorso a testa in giù

Mi sfoglierai mai pensandoci ancora
tra i segni di una matita nuova
nei libri che resteranno a te

Ma io volevo dirti non mi importa non importa
quello che mi prendi quello che mi lascerai
solo le parole nostre non rubarle mai
solo le parole nostre
solo le parole nostre non rubarle mai

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un fiore secco

non lo portare con te

vento  aspetta

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forse nella polvere

si nasconde un sogno

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Vorrei che tu strappassi questa buccia rosea e vellutata,

vorrei che tu mordessi la polpa succosa e dolce,

fino a sentire con le labbra il mio cuore.

Nocciolo di frutto maturo

ruvido, duro e pungente.

Da gettare lontano,

tra i sassi,

in un giorno d’estate.

E il calore del sole lo bacerà,

a lungo.

E seccherà nella polvere

ogni seme di vita.

E un alito di vento pietoso

porterà sabbia a soffocare il dolore.

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Non riesco a fare niente, oggi.

Passo da una stanza all’altra. Penso di fare una cosa, poi rimando a domani.

Mi siedo, mi rialzo. Prendo un libro, sono quasi alla fine … da tre mesi ormai. E’ una fine infinita.

Accendo la televisione , non mi interessa …. crollano i titoli bancari. Sarà per colpa del terremoto di ieri sera.

Guardo fuori, in fondo è una bella giornata. C’è caldo, ma non troppo. Un po’ di vento, ma non forte. Splende il sole, quanto basta.

C’è più silenzio del solito, il bar qui davanti è chiuso, oggi è lunedì. Non ci sono mai entrata in quel bar. No … una volta … forse due.

Passeggio a vuoto in internet. Io non navigo. Ascolto vecchie canzoni su You Tube. Lì non manca proprio niente. Puoi trovare l’espressione giusta per ogni emozione presente o assente, passata o perfino futura.

Ripercorro le pagine del blog. Rileggo i commenti … e mi chiedo che  cosa staranno facendo le persone che per qualche minuto, o anche di più, si sono fermate a leggere le mie parole e a lasciare a me un loro pensiero.

Stamattina sono uscita. Il bello o il brutto, dipende dalle circostanze, di abitare in un paese è che ci si può incontrare casualmente per strada. Ho parlato con  diverse persone: problemi di salute, rapporti famigliari, figli, vacanze ….

Adesso suonano le campane, come tutti i giorni a quest’ora … e siccome siamo in estate si sente il monotono, sempre uguale, frinire delle cicale.

Le campane … il loro suono

Le cicale … il loro verso

Come io ripeto sempre le stesse parole … in silenzio.

Caspar David Friedrich (1774-1840), Donna alla finestra

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e finalmente

si sente della pioggia

il dolce suono

Gianluca Miniaci A piedi nudi sotto la pioggia 180 x 180 cm 2005

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A volte i pensieri sono  immagini di sogni.

Non appartengono alla realtà.

Non hanno dimensione.

Eppure si vestono di colori,

di forme, di sentimenti,

di parole sussurate  all’orecchio dell’anima

di occhi che scavano dentro senza guardare

di mani che sfiorano l’aria …

E mi rendo conto che non ci sei.

E mi prende una dolorosa nostalgia

di te che sei solo sogno

nello spazio lontano della mia mente

e non ti accorgi di me.


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Inconcludente anima bambina ti sei ritrovata tra le dita qualcosa che non esiste, ma che ti ostini a voler trattenere.

E pensi. Sì! Pensi !  Perchè quelli, i tuoi pensieri, sono come i fili d’erba in un prato: infiniti, attorcigliati gli uni agli altri. Alcuni più alti cercano aria e luce, altri strisciano sulla terra buia, secca e sassosa.

Sì, ti arrendi a queste ore calde, piene di sole bianco, piene di un silenzio strappato al rumore degli altri.

Gi altri che non conosci, che ti sembrano presi da mille cose importanti. Gli altri che trovano il tempo per vivere e tu, che di tempo ne hai troppo, non riesci a riempirlo di vita, di sguardi, di carezze, di quell’amore reale, concreto di cui tutti hanno bisogno. E non riesci a fare. E non riesci a dire. E non riesci a toccare … e non vuoi.

Ti estranei anche da te stessa per paura di trovare un’altra te che arrivi anche lei ad odiarti, a non volerti più dedicare una lacrima di attenzione.

Perchè non fuggi via da questa prigione che piano, lentamente ti sei costruita attorno?

Una prigione dai muri di vetro. Muri senza nè porte nè finestre, da cui si staccano frammenti taglienti, di abitudine, di inerzia, di paura. Una prigione trasparente invisibile pesante.

Perchè nessuno riesce a strapparti via da te stessa?

Dove sono andate le piccole certezze che avevi un tempo ?  Piccole, incerte certezze di niente , che  tu vestivi di astratte illusioni, come ali sciupate di farfalla.

E ti arrendi a questa tua volontà di annientamento. Un’ astuta volontà che sa bene come agire in te. Tutto è normalità, assenza di dolore, assenza di lacrime, assenza di un corpo ….. tutto si risolve in una spietata assenza.

E’ tutto qui.

NatalieShau_03

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e nel mattino

l’incerto disperdersi

di ombre lunghe

M. Taylor

imprigionate luci

di realtà sognate

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sospiri di un azzurro incerto

in quest’aria d’estate

che calda avanza verso la sera

piccoli ritagli di luce tra rami scuri

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Per paura mi sono negata la giovinezza.

Ora mi aspettano gli anni grigi.

E  ho ancora paura.

Ma questa volta non posso evitarli,

cancellarli, negarli …

Oppure sì.

Potrei passare oltre.

Senza aspettare.

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C’è un gioco/test che si fa a volte per ingannare il tempo o per chiaccherare facendo finta di interessarsi alle persone che ci stanno davanti. Il gioco del “se fossi …”
Se fossi un fiore sarei …. Se fossi un colore … Se fossi una stagione ….

Se fossi un animale … io oggi sarei un pesce.
fisch_
Un piccolo pesce, un po’ cicciottello.
Magari con le squame argentee, quasi azzurre, e una bella coda trasparente a forma di farfalla.
Una coda per volare nell’acqua.
“Dove vai Piccolopesce ?”
” Non lo so … “
” Come non lo sai ?  Tu devi saperlo ! Tutti lo sanno dove stanno andando!
E’ ovvio … E’ normale “
Già … e Piccolopesce se ne va guardandosi intorno con aria dubbiosa.
Una conchiglia, un sasso, tanta sabbia bianca e fine.
La codafarfalla sfiora leggera la sabbia.
Ma questa si spaventa, si arrabbia e si gonfia, formando  una nuvola dalla forma di gatto.
“Un gatto ?!?  Ma che ci fa un gatto in fondo al mare ?  Impossibile !  Ma potrebbe anche essere un ….. Gattomarino !!! “.
Il pesciolino si ferma, spalanca ancora di più i suoi occhi tondi e neri. Si guarda intorno, ma  Gattomarino non c’è più.
“Che peccato !  Se n’è andato via … Avrei voluto parlare un po’ con lui.
Chissà quante cose poteva raccontarmi  Gattomarino !”
Piccolopesce riprende il suo viaggio solitario. Ogni tanto si ferma ad osservare le bolle d’aria che salgono verso l’alto .
“Una, due, tre … quattro … sedici …. ventiquattro … trentadue …..
Mi … mi … mi viene sonno.  Ma io sono un pesce e i pesci non dormono. O si ?
Forse posso anche dormire, un pochino. Ecco! Qui va bene. Mi sdraio su questa morbida alga verde.
Ma i pesci si sdraiano ?
Ma che pesce sono se non so cosa possono o non possono, devono o non devono, sanno o non sanno fare i pesci ???  Uffa !!! “
E una miriade di bollicine tremanti per la rabbia scappano, velocissime, verso l’alto.

Oggi Piccolopesce si sente  particolarmente coraggioso  e decide  di cambiare direzione. Invece di muoversi seguendo  una linea piatta orizzontale, perchè non andare su, in alto danzando insieme alle bolle ?
E così Piccolopesce si dà una spinta e dopo un paio di capriole punta dritto in alto. Non sa cosa troverà lassù.
Ma una volta arrivato lo scoprirà. Ne è certo.
La codafarfalla spinge con forza l’acqua , le pinne d’argento si agitano frenetiche facendo mille spruzzi … non si è mai sentito così euforico.
“Che premura !!! Ma dove vai ? “
“Non lo so !  Non lo so !  Ma nuoto, salto, corro, volo …. da qualche parte arriverò !!! “
L’acqua diventa sempre più tiepida, sempre più chiara, dorata …
E ad un certo punto l’acqua non c’è più.
Piccolopesce si trova fuori …. fuori dove ?
Fuori nel nientesenz’acqua.
Rimane lì, come stralunato.
“Sono arrivato,  finalmente …. “
Ma non fa in tempo ad assaporare tutta la sua gioia, che si sente bruciare da un calore infernale. E una luce abbagliante lo acceca. E non riesce a respirare . Annaspa, boccheggia, e più guarda in alto e più si sente morire.
Con un rapido colpo di codafarfalla, si immerge di nuovo.
Per un po’ non riesce a respirare. E’ intontito.
Poi, piano piano, si sente sempre un pochino meglio.
Gli occhi tornano a vedere l’azzurro un po’ opaco, ma rassicurante dell’acqua.
E rimane lì, quasi fermo.
Poi si fa coraggio e guarda su.
E attraverso il velo del mare … finalmente … vede il cielo.
Un cielo pieno di nuvole rosa, dorate, bianche dai mille riflessi, accarezzate dagli ultimi raggi del sole al tramonto.
Piccolopesce scorge nelle nuvole il disegno dei suoi sogni.
Li segue incantato, nuotando lento a filo d’acqua .
Si rende conto che non potrà mai raggiungerli.
Le nuvole diventano sempre più scure. Il sole si tuffa nel mare senza neanche sollevare un piccolo spruzzo d’acqua.
Ma il mare rimane buio lo stesso, chissà perchè.
Anche il cielo ormai è buio, non ci sono stelle … ancora.
Piccolopesce è stanco, ma il ricordo delle nuvole gli rallegra il cuore.
Con un piccolo guizzo si capovolge e torna giù.
Mentre scende Piccolopesce si sente sempre più triste.
I suoi piccoli pensieri si rincorrono nella sua piccola mente, come tante bollicine, e fanno una piccola confusione.

“Ecco, sono arrivato. Sono a casa “
Piccolopesce è stanco.
La codafarfalla è come uno strascico pesante che rende faticoso ogni più piccolo guizzo, ogni impercettibile tentativo di spiccare il volo.
Ma si sa, i pesci non volano …
Piccolopesce si guarda intorno, è tutto come prima, uguale.
“In fondo è bello stare sospeso in questo galleggiante mondo di acqua salata.
Dove i giorni scorrono sempre uguali, indecifrabili, uno in fila all’altro come le perle di una collana.
C’è un grande silenzio. Solo qualche fruscio, qualche tonfo, suoni lontani. Anche le immagini sono sempre un po’ sfocate, confuse … Starò mica diventando miope? Non si è mai visto un pesce con gli occhiali. “

Swiiissschhh   …. swiiissschhh … swiiissschhh ….
E si allontana lasciando dietro di sè tanti piccoli frammenti di luce. Stelle?
Forse …

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aspetto che un frammento di luce

accarezzi il buio di questa notte

che mi protegge, con le sue illusioni,

dalla verità accecante del giorno

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afa pesante

nasconde i colori

del cielo muto

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l’amore passa oltre

verso altre stagioni



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Donne sottili,

lievemente danzanti

in uno spazio indefinito.

Donne illuminate dal candore della pelle

che in nessun modo può essere offuscato.

Pennellate veloci di colore

vestono i loro corpi

tesi in uno slancio vitale.

Donne dalle mani affusolate

delicatamente avvinghiate alla vita.

Donne dagli occhi ridenti,

appena velati da una malinconia pensosa …

Cosa guardano ?

Chi aspettano ?

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YouTube Video

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papaveri rossi

del rosso caldo dell’allegria

appariscenti più degli altri fiori

vanitosi nel vostro abito di velo

che avvolge un bottone di  velluto nero

volteggiate leggeri nell’ aria calda

come lievi ballerine ritte sulle punte

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A volte siamo nuvole leggere …

A volte sembriamo nuvole …

ma, invece, siamo massi grigi e pesanti.


E gli altri

non sanno …

non vedono …

non conoscono le nostre nuvole

non conoscono i nostri pesi

anzi li confondono …

Magritte 1

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Video importato

YouTube Video

e vorrei
sospendermi nel nulla
ridurmi
e diventare nulla.

( F. Battiato )


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limpidi suoni

nel mattino di festa

sole di vetro

hopper - sole del mattino

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Immagini danzano oltre gli occhi chiusi.

Ipotesi di sogno scivolano addosso

nella loro pesante inconsistenza.

Si frantumano nei pensieri

si avvicinano, si allontanano,

mutevoli e fragili,

come onde che sfiorano veloci la riva.

Lì vorrei stare.

Con le mani accarezzare la sabbia.

Socchiudere gli occhi e sorprendere,

in tremanti giochi d’acqua e di luce,

il desiderio di spegnermi in un abbraccio.


mare alba


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Leggeri battiti d’acqua

sul davanzale.

Piccoli suoni

di nessun conto.

Odore di pioggia passata …

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nella conchiglia

ferita dal dolore

nasce la perla

perla

ma l’ anima malata

non sa trovare cura


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Legato ad un filo sottile

tenuto stretto

dalla mano delicata

di un bambino,

un palloncino colorato

sale verso l’alto.


Dondola …

sospira …

scende un poco …

sale un poco …

ma non si può allontanare

non può volare via.

palloncino

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Non riesco a dire la tua assenza

la sento, la vivo dentro di me

in un silenzio buio

pieno di pensieri di te


Ti voglio pensare finalmente tranquilla,

perchè non attendi più con ansia

ciò che non accade.


Ti voglio pensare calma, soddisfatta,

perchè tutto quello che volevi

non ha più nessuna importanza.


Ti voglio pensare senza più rabbia,

perchè nessuno ostacola più il tuo cammino,

ormai sei arrivata, là dove non volevi andare.


Ti voglio pensare senza più dolore,

perchè il tuo corpo non ha più la forza

di trattenere la vita che non c’è più.


Sei felice, ora ?


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dopo la notte

si aprono i fiori

raggi di sole

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ad una pietra

scivolano addosso

acqua e vento

pietre fiume

ma l’acqua l’assottiglia

il vento la frantuma

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Monet---

solo  ricordi  …

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nuvole bianche

anelano l’ azzurro

d’un cielo vuoto

nuvole


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cielo di sera

un volo di rondini

ferisce l’aria

volo di rondini

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Lenta

pesante

inarrestabile.


Si attorciglia dentro

senza fare rumore.

Imprigiona il respiro.

Intorpidisce la mente.

Scava un vortice.

che niente può fermare.


Ancora non ha vinto.

Ancora sta nascosta dentro,

sopita, tremante…

Ma fino a quando ?



Picasso


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